opinioni e interpretazioni

Reale-immaginario
L’artista Valter Milanato, dopo aver conseguito l’Attestato di maestro d’arte e il Diploma di grafico pubblicitario e fotografo presso l’Istituto Fanoli di Cittadella (PD), coltiva con tenacia la tecnica esecutiva acquisita, sviluppando in parallelo un credo artistico ben preciso.
Da sempre attivo in ambito sociale, egli definisce la sua arte un ”mezzo espressivo che possa far uscire dalle persone ciò che si cela nel più profondo di loro stesse”, un modo che le aiuti a dar spazio ogni giorno a tutti quei sogni e a quelle fantasie positive di cui si privano per condizionamenti esterni. Tante volte, infatti, sono i dolori, le atrocità, il grigiore quotidiani ad assorbire le spinte di amore per la vita che l’uomo ha per natura dentro di sé. L’artista crede invece di poter dare al suo fruitore uno strumento per reagire concretamente a questa condizione , mostrandogli come si possa manipolare il reale e irrorarlo di energia, colore, serenità e fantasie.
Con queste premesse elabora il genere pittorico del “Fantarealismo”, che prende le mosse da immagini tratte dalla realtà che ci circonda (estrapolate da filmati, riviste, giornali o libri) che vengono poi rielaborate in modo fantastico, creando un gioco continuo di reale ed immaginario in cui l’uno si fonde e si sostituisce all’altro, e viceversa (di qui il termine “fanta”, ossia “fantasia” e “realismo”, che ovviamente è il “reale”).
L’artista studia approfonditamente la storia dell’arte del Novecento e proprio ai grandi Maestri del secolo si rifà nello stabilire l’approccio iniziale ad ogni suo lavoro. Egli, infatti, come alcuni di loro, adotta le figure geometriche del quadrato, cerchio e triangolo, che dispone sulla tela in modo apparentemente casuale, così da operare una preliminare frammentazione dello spazio fisico, simulato in minima parte dalla superficie della tela (per descrivere questa operazione si potrebbe pensare alla visione “caleidoscopica”). Create dunque le fondamenta del suo “ reale-immaginario”, costituite da una serie di spazi vuoti delimitati da linee, egli introduce in essi delle immagini figurative.
Una volta creata questa trama, l’artista comincia la trasfigurazione fantastica, attingendo a riferimenti iconografici delle opere dei pittori novecenteschi, che gli danno lo spunto per “ridipingere” quello che ha di fronte sulla tela, per “reinventare” il suo mondo personale. L’ultima operazione sarà quella di impreziosire di piccoli grafismi il quadro, con linee, triangoli, cerchi, quasi a voler chiudere l’opera in modo coerente, all’insegna della semplicità geometrica.
Oltre al rigore compositivo appena descritto, ciò che colpisce delle opere dell’artista è senza dubbio la scelta cromatica.
Il colore è steso prevalentemente a campiture piatte, anche se in alcuni punti predilige i chiaroscuri, molto sfumati, per creare profondità. Le tinte sono molto accese e basate sui contrasti di colori caldi e freddi. Lo scopo è quello di innescare nell’osservatore uno stato di “shock”iniziale, una immediata reazione alla visione, la consapevolezza che ci si trovi di fronte a qualcosa di insolitamente noto. Pian piano che ci si addentra nell’opera sarà l’immagine a presentarsi da sé, come un rebus da risolvere. Per scioglierlo basterà interpretarlo sulla base della nostra storia personale, delle emozioni e dei ricordi che scatena in noi. Un messaggio di natura “globale” che l’artista auspica venga trasferito al vivere quotidiano dai suoi fruitori, in modo che il “sogno” del quadro trovi spazio nella vita reale e si diventi ognuno “artista” di sé stesso.
A cura di Elisa Schiesari / curatore artistico
presso Workshop "Pittura Fantarealista" Momart Padova 2014

